RecensionE de “NEI COLORI DELLA MENTE” di Peter Handke
Giugno 5, 2007
NEI COLORI DEL GIORNO – Peter Handke
Il colore del terreno, il colore degl’alberi, i colori del cielo e delle nuvole, il colore della cornacchia, del pelo del cane. Peter Handke nelle prime righe del suo libro “Nei colori del giorno” dichiara che gli è sempre risultato difficile distinguere e definire i colori. Ma nel viaggio tra le ottanta pagine, il lettore si trova totalmente immerso in una poesia di colori, ma anche di suoni (e silenzi) e di immagini.
Proprio come stare in una stanza ricoperta da dipinti di Paul Cézanne, o come andare a passeggio per una giornata nel monte Sainte-Victorie. Il pittore francese e il rilievo della Provenza, infatti, sono fondamentali nel racconto: legati inscindibilmente tra loro – Cézanne aveva come soggetto prediletto proprio quel monte – sono entrambi molto cari allo scrittore. Handke, quindi, proprio perché affascinato dal pittore di fine ottocento, si ritrova a percorrere i sentieri, le salite, i pianeggi e le vallate del Sainte-Victorie, che diventa quasi un ponte tra lui stesso e l’artista.
Durante la discesa della sua prima volta sul monte, lo scrittore scopre la voglia di scriverne: tanto era grande questa voglia quanto la paura della difficoltà di produrne un risultato degno. Così nel proseguire del saggio, il prato diventa “giardino paradisiaco” e le montagnole sono “lontane nell’azzurità”. Più i suoi viaggi (tra Parigi, Berlino e poi ancora a Sainte-Victorie) vanno avanti, più il pittore inizia una metamorfosi dovuta alla sua “riflessione sul veduto”, e via via sembra dipingere sulla carta parole con degli acquerelli, fino a far immergere (forse inconsapevolmente) il lettore nel concetto di materia per gli occhi.
Handke riesce ad andare oltre i suoi limiti: “non pensare sempre a paragoni celesti osservando la bellezza, ma guarda la terra. Parla della terra, o anche solo del punto in cui ora ti trovi. Dillo, con i suoi colori”.