data esame: 6 Luglio!!! yesss
giugno 24, 2007
RecensionE de “NEI COLORI DELLA MENTE” di Peter Handke
giugno 5, 2007
NEI COLORI DEL GIORNO – Peter Handke
Il colore del terreno, il colore degl’alberi, i colori del cielo e delle nuvole, il colore della cornacchia, del pelo del cane. Peter Handke nelle prime righe del suo libro “Nei colori del giorno” dichiara che gli è sempre risultato difficile distinguere e definire i colori. Ma nel viaggio tra le ottanta pagine, il lettore si trova totalmente immerso in una poesia di colori, ma anche di suoni (e silenzi) e di immagini.
Proprio come stare in una stanza ricoperta da dipinti di Paul Cézanne, o come andare a passeggio per una giornata nel monte Sainte-Victorie. Il pittore francese e il rilievo della Provenza, infatti, sono fondamentali nel racconto: legati inscindibilmente tra loro – Cézanne aveva come soggetto prediletto proprio quel monte – sono entrambi molto cari allo scrittore. Handke, quindi, proprio perché affascinato dal pittore di fine ottocento, si ritrova a percorrere i sentieri, le salite, i pianeggi e le vallate del Sainte-Victorie, che diventa quasi un ponte tra lui stesso e l’artista.
Durante la discesa della sua prima volta sul monte, lo scrittore scopre la voglia di scriverne: tanto era grande questa voglia quanto la paura della difficoltà di produrne un risultato degno. Così nel proseguire del saggio, il prato diventa “giardino paradisiaco” e le montagnole sono “lontane nell’azzurità”. Più i suoi viaggi (tra Parigi, Berlino e poi ancora a Sainte-Victorie) vanno avanti, più il pittore inizia una metamorfosi dovuta alla sua “riflessione sul veduto”, e via via sembra dipingere sulla carta parole con degli acquerelli, fino a far immergere (forse inconsapevolmente) il lettore nel concetto di materia per gli occhi.
Handke riesce ad andare oltre i suoi limiti: “non pensare sempre a paragoni celesti osservando la bellezza, ma guarda la terra. Parla della terra, o anche solo del punto in cui ora ti trovi. Dillo, con i suoi colori”.
JoachiM BrohM
maggio 22, 2007
ho scelto come artista di riferimento per il mio lavoro Joachim Brohm.
prima di tutto per la scelta degli soggetti fotografati e per la capacità di fare fotografie ricche di elementi ma allo stesso tempo ben strutturate e armoniose.
inoltre trovo che la narrazione fotografica del libro ‘Areal’ sia perfettamente costruita, anche se apparentemente potrebbe sembrare in alcuni suoi tratti non logica e curata.
il lavoro di Brohm per la realizzazione di ‘Areal’ dura 10 anni, e raccoglie lo sviluppo e il mutamento di un’area industriale completamente modificata nel corso degli anni. nel mio lavoro (svolgendo un viaggio itinerante per locali musicali) vorrei anch’io raccontare tramite la fotografia un mutamento, non su un piano temporale ma su di uno spaziale.










